Previsioni shock sul dollaro: ecco quanto salirà nei prossimi mesi

Nei mesi recenti il dollaro statunitense ha segnato un rafforzamento, ma le previsioni per i prossimi mesi e fino alla fine del 2025 prospettano un contesto estremamente volatile e, secondo diversi osservatori, una potenziale inversione di tendenza. Il dibattito tra analisti e operatori finanziari è alimentato soprattutto dai segnali di politica monetaria della Federal Reserve, dalla solidità dell’economia americana e dalle dinamiche dei mercati globali. Queste variabili fanno sì che le aspettative sulla futura quotazione del dollaro rispetto alle principali valute, in particolare l’euro, restino oggetto di grande attenzione e di non poche previsioni “shock” nei report specializzati.

Il contesto attuale: forza del dollaro e azioni della Federal Reserve

La quotazione del Dollar Index (DXY) ha raggiunto 97,8260 al 24 agosto 2025, segnando un incremento dello 0,11% rispetto alla sessione precedente e un rafforzamento complessivo dello 0,19% negli ultimi trenta giorni. Tuttavia, il bilancio annuale mostra un calo del 3% rispetto ai dodici mesi precedenti, segnalando che l’attuale forza del biglietto verde è in parte il risultato di oscillazioni piuttosto che di un trend unidirezionale costante. Le previsioni macroeconomiche indicano che il dollaro dovrebbe attestarsi a circa 98,46 entro la fine del terzo trimestre del 2025 e salire fino a 100,30 su un orizzonte di dodici mesi, secondo modelli matematici e opinioni condivise da diversi analisti internazionali.

La Federal Reserve si sta confermando il principale driver del momento, mantenendo tassi di interesse elevati rispetto alle altre principali banche centrali. Questa politica monetaria restrittiva continua a sostenere la valuta americana e a penalizzare il cambio euro/dollaro, che recentemente è sceso sotto quota 1,15. Il presidente Powell non ha lasciato intendere tagli imminenti, mantenendo quindi la pressione sulla valuta unica europea e favorendo acquisti di dollari nelle fasi di instabilità globale.

Nonostante ciò, va sottolineato che analisti e investitori istituzionali iniziano a osservare segnali di saturazione della valuta americana. Alcuni osservatori, come Mark Haefele di UBS Global Wealth Management, ritengono che la valutazione attuale del dollaro sia eccessiva rispetto ai fondamentali macroeconomici, e che il rischio effettivo di un indebolimento sia non trascurabile, soprattutto in caso di dati economici statunitensi meno robusti nel breve periodo.Dollaro statunitense

Prospettive di breve e medio termine: quanto salirà il dollaro?

Sulla base delle analisi più recenti, nel breve termine il dollaro può ancora godere di fasi di forza, complice il sostegno fornito da flussi di capitale internazionali attratti dalla crescita americana, dai tagli fiscali e dalla deregolamentazione promossi negli USA. Tuttavia, dopo il rialzo tecnico delle ultime settimane e una fase di pressione sull’euro, ci si attende che, a partire dall’autunno, la moneta statunitense possa conoscere un’inversione o almeno una fase di stabilizzazione.

Secondo le stime di Trading Economics, il dollaro dovrebbe assestarsi a livelli intorno a 98,5 nel giro di pochi mesi, per poi raggiungere quota 100-101 nel secondo semestre del 2026. Questo implica un potenziale ulteriore rialzo di circa il 2-2,5% rispetto ai livelli attuali nei prossimi 12 mesi. Nel contesto delle relazioni con l’euro, le previsioni degli analisti ING vedono il cambio EUR/USD risalire da 1,14-1,16 di agosto 2025 a 1,17 per fine settembre (dopo il possibile taglio Fed) e a 1,20 per la fine dell’anno. Questo scenario si basa sull’ipotesi che la Federal Reserve cominci ad allentare la stretta monetaria con tagli progressivi di 25 punti base tra settembre e dicembre 2025, accumulando un totale di 75 punti base di calo del tasso di riferimento entro la fine dell’anno.

Le cause principali delle oscillazioni

  • Politica monetaria USA: livelli di tasso d’interesse più elevati del previsto offrono un supporto fondamentale ma temporaneo alla forza del dollaro;
  • Attrattività dei mercati americani grazie al quadro macroeconomico più robusto rispetto a molte economie avanzate;
  • Timori sul deficit americano: la sostenibilità a lungo termine del debito pubblico USA potrebbe spingere nel tempo a un indebolimento della valuta;
  • Attese sui tagli Fed: se la Banca Centrale americana aprirà a tagli, il flusso rialzista sul dollaro potrebbe invertirsi repentinamente;
  • Competizione con altre valute come l’euro e lo yen, spesso soggette a volatilità propria e a politiche delle rispettive banche centrali.

Elementi di incertezza e possibili scenari “shock”

La volatilità dei mercati valutari globali impone agli operatori di monitorare con attenzione le variabili geopolitiche e macroeconomiche che potrebbero amplificare le oscillazioni del dollaro. Uno “shock” improvviso sulla quotazione della moneta americana potrebbe derivare da:

  • cambiamento repentino della strategia della Federal Reserve a seguito di dati economici particolarmente negativi per gli Stati Uniti;
  • crisi geopolitiche internazionali che rafforzerebbero il dollaro per il suo ruolo di bene rifugio globale;
  • improvviso deterioramento delle prospettive fiscali statunitensi che spingerebbe al ribasso la moneta;
  • decisioni inattese dalla Banca Centrale Europea, con effetti immediati sul cambio EUR/USD.

Le previsioni “shock” più estreme diffuse da alcuni tavoli di trading considerano la possibilità che il dollaro arrivi velocemente sopra quota 100-101 (DXY) qualora la Fed ritardasse i tagli ai tassi; tuttavia, una serie di ribassi rapidi entro la fine dell’anno potrebbe portare il cambio EUR/USD di nuovo sopra 1,20, restituendo parziale slancio alla moneta unica e penalizzando la valuta americana.

Implicazioni per investitori e operatori di mercato

In un simile contesto, analisti e gestori sono prudenti: la maggior parte suggerisce di approfittare di eventuali picchi di forza del dollaro per diversificare e non rimanere eccessivamente esposti a una valuta così legata a decisioni politiche ed economiche di difficile previsione. La strategia dominante è quella di monitorare le riunioni della Fed, i dati macro di Stati Uniti ed Eurozona, e gli sviluppi delle crisi globali, mantenendo la flessibilità negli investimenti valutari.

Resta chiaro che la finestra per un ulteriore incremento del dollaro si va restringendo e che i rischi di bruschi ribassi aumentano man mano che la Fed si avvicina al ciclo di riduzione dei tassi. Una maggiore attenzione va quindi rivolta alla gestione del rischio valutario sia per chi opera nel Forex sia per chi investe in asset denominati in dollari.

Lascia un commento